SALAD

Deborah Francesca

“Come Adamo di prima mattina

usciva all’aperto ristorato dal sonno,

guardate dove passo, ascoltate la voce, avvicinatevi,

toccatemi, posate la palma della mano sul mio corpo

mentre passo,

non abbiate paura del mio corpo”.

WALT WHITMAN

Paura di esistere. Dunque umani. Una crescente bulimia di immagini che parlano, perché di pulsante carne, ricordiamocelo, siamo ​fatti, di sangue e materia, nient’altro. Manifesto del dolore è il corpo, come di speranza. Fisicità apparentemente fragile, certamente ​unica, che invece sa incassare le suggestioni di intorni spaventosi. Cellula di solitudine sono gli abbracci, il contatto. Sono solo le ​contingenze, ormai, a dare impulsi al nostro istinto, quando invece, è nella storia, la nostra fisicità dovrebbe essere l’unico sistema ​di rapportarsi al mondo e al prossimo. Sempre più narcotizzata dalla società è la sapienza innata dell’uomo di svelare la propria ​intimità. La propria umanità. Paura di soffrire. Dunque esistenza. Esserci, come voragine da offrire, sommata ad altre voragini, al ​mondo e al prossimo. L’uomo è un abisso capace di sentire le profondità dell’altro. O almeno lo era. Lo era prima che iniziasse a ​camminare sul sentiero dell’individualismo. Prima che inciampasse nella tagliola della mancanza di tempo. Prima che si facesse ​corrompere da nuove rivalità indotte. Il branco s’è disgregato in favore di tanti capi branco in cerca d’integrazione. In attesa di ​riconoscimenti, affamati di meriti in cui loro stessi stentano a credere. Sacrificano la propria natura in onore dell’artificio, di ciò che ​rassicura, di modelli di carta straccia creati da potenti dannati. È cambiato il concetto di dannazione. Ora i dannati godono, ​alleviano la loro condizione grazie a effimere soddisfazioni. E questo è terribile. Non saranno mai sereni i dannati di oggi, perché, a ​differenza dei loro antenati, sono ciechi. Resi ciechi. Abilmente ottenebrati da capacità che inseguono senza sapere di non ​possedere. Paura di provare pietà. Dunque ritorno. Il ritorno a quell’abbraccio di madre, che fu il primo.

Emmanuele Bianco

Dove

Via degli Ausoni 18 – Roma

Instagram

https://francescadeborah.com/

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