Sabrina Dan (Roma, 1987) vive e lavora a Roma. Laureata in Archeologia, sviluppa una ricerca artistica
legata agli archetipi junghiani, all’esoterismo e al potere simbolico delle immagini.
La sua pratica nasce da un’ossessiva raccolta di figure e suggestioni attinte dalla storia e dall’esperienza
personale, che trovano nel ricamo una forma di riscrittura. Su tessuti d’epoca recuperati e trasformati in
superfici narrative, immagini provenienti da epoche e fonti diverse si stratificano creando costellazioni
sospese tra memoria e immaginazione.
Il filo rosso, tracciato sul bianco del tessuto, richiama il sangue e allude alla cosiddetta “prova di
verginità”, trasformando un dispositivo storico di controllo sul corpo femminile in un elemento poetico e
al contempo perturbante.
Il ricamo, tradizionalmente associato alla sfera domestica e alla condizione femminile, diventa così un
gesto di riappropriazione e sovversione. Le stoffe del passato, un tempo custodi dell’intimità e della
memoria familiare, vengono riscritte per accogliere nuovi significati, diventando così luoghi di
stratificazione dove storia, corpo, desiderio e immaginazione si sovrappongono.
Il suo lavoro si colloca in uno spazio liminale tra archeologia e contemporaneità, memoria individuale e
memoria collettiva, rituale e immaginazione. Le immagini, decontestualizzate e ricomposte, agiscono
come archetipi riattivati: tracce di un sapere antico che, attraverso il gesto del ricamo, torna a interrogare
il presente.
Dove
Via dei Latini 40 – Roma
